• Feed
  • Magazine
  • Online ora
  • Ricerca
  • Email
  • Chat
  • Visite
  • Voti
  • Amici
  • Lista nera
  • Nuovi iscritti
  • Ultimi accessi

  • Accesso Aree Riservate
  • Mia Area
  • Aree altri utenti

  • Mio Profilo
  • I miei post
  • La mia scheda
  • Mie foto pubbliche
  • Mie foto riservate
  • Mio partner ideale
  • Miei avvisi
  • Mio account

  •  
  • Condividi Nirvam
  • Esci


  • Contattaci
    Consigli utili
    Condizioni d'uso
    Privacy Policy
    Cookie Policy

Chiudi
Annulla Confermo
Notifiche ai Post
    Cosa c’è dietro alle teorie del complotto
    Da dove nascono le idee del complotto e perché le persone ci credono?

    Quando si tratta di scienza o politica, esclusi coloro che se ne occupano per mestiere o per ricerca, possiamo dividere il mondo tra “i complottisti” e “gli altri”. I primi sono molto orgogliosi di sé, ma i secondi non sono da meno e spesso si divertono a sbeffeggiare. Anche la scienza si è occupata del complottismo, ma non per deridere chi sostiene certe idee, quanto piuttosto per comprenderlo.

    Link sponsorizzato

    Qual è, infatti, la ragione per cui nasce il complottismo? Non ce n’è una sola, quindi schematizziamo:

    • La paura. Il mondo al giorno d’oggi non è proprio un posto sicuro. I complottismi, anche i più strani, nascono sempre da un timore di fondo: qualcuno può minacciare me, la mia famiglia, o anche solo la mia libertà di pensiero?
    • L’ignoto. L’essere umano è portato per natura a cercare spiegazioni coerenti e unificanti. Infatti fin dalla preistoria chi riusciva a ragionare sui problemi e a risolverli sopravviveva di più. Purtroppo però non tutti i problemi possono essere risolti facilmente perché a volte non se ne sa abbastanza (gli scienziati non sanno tutto e noi persone comuni tantomeno). Inoltre c’è il fattore della casualità, che è molto meno rara di quanto si pensi. Le persone sono portate per natura a “collegare i fili” ma a volte cercare di dare una spiegazione unificante a eventi diversi può condurre all’errore. E il caso, l’eccezione, l’evento fortuito vanno tenuti in conto, per questo la scienza è basata sulla ripetibilità di una prova.
    • Bias cognitivi. I bias sono “scorciatoie del pensiero” che possono portare a conclusioni fallaci. L’idea che grandi eventi siano per forza prodotti da cause altrettanto grandi, ad esempio, è un bias. Accettare l’idea che Kennedy sia stato ucciso da un pazzo o che la principessa Diana sia morta in un normale incidente sembra troppo poco, perché l’effetto è molto più grande della causa.
    • La storia che insegna (male). Oggi sappiamo che ci sono stati presidenti che hanno mentito al popolo, servizi segreti che hanno spiato i cittadini, nazioni che hanno prodotto prove false per giustificare guerre… ciò può portare a pensare che tutto sia marcio, che i potenti mentano sempre, che gli Stati agiscano contro i cittadini in maniera subdola. Ma non è sempre così.
    Link sponsorizzato

    Da tutte queste radici nascono alberi grandi e difformi o grotteschi: la Massoneria, gli Illuminati che governano il destino dell’umanità, gli avvistamenti alieni passati sotto silenzio, le scie chimiche, la Terra piatta… i complottismi sono tantissimi, ognuno con la sua schiera di sostenitori.

    Il “profilo” della persona complottista, secondo ricerche in psicologia sociale e cognitiva, non è legato a un singolo tipo umano ma a una combinazione di tratti e contesto. Studi nell’ambito della psicologia sociale mostrano che queste persone tendono ad avere una forte sfiducia verso istituzioni, autorità e fonti ufficiali, spesso accompagnata da un bisogno marcato di trovare spiegazioni coerenti in situazioni complesse o caotiche (come abbiamo visto).

    Dal punto di vista della personalità, si osservano livelli relativamente alti di “pensiero intuitivo” rispetto a quello analitico, e una maggiore sensibilità a certi bias cognitivi. Non necessariamente i complottisti hanno un basso livello di istruzione: il fattore chiave è piuttosto il modo in cui elaborano le informazioni.

    Sul piano biografico, spesso i complottisti hanno vissuto esperienze di incertezza, perdita di controllo o marginalizzazione (economica, sociale o culturale) che possono rafforzare l’adesione a narrazioni alternative come forma di “riappropriazione” del senso della realtà. Le teorie del complotto offrono infatti una struttura narrativa semplice, con colpevoli chiari e intenzioni definite.

    Inoltre, queste convinzioni possono anche soddisfare bisogni psicologici profondi: sentirsi parte di un gruppo “che ha capito la verità”, distinguersi dalla massa e ridurre l’ansia di fronte a eventi difficili da spiegare.

    Dobbiamo ricordare che il complottismo è un fenomeno sfaccettato e sfumato che non riguarda solo “invasati” ma può coinvolgere persone bene inserite nel loro contesto che coltivano solo una o due narrazioni alternative, a volte credendoci solo in parte o nascondendole agli amici.

    ARTICOLO GIORNO
    PRECEDENTE
    ARTICOLO GIORNO
    SUCCESSIVO
    RACCOMANDATI PER TE
    Le “bugie scientifiche” a cui tutti credono
    Il film Harry Potter e la pietra filosofale compie 25 anni e torna in sala
    Agorafobia: non solo paura della folla. Ecco cos’è veramente


     Commenti
    Accedi o Registrati per inserire commenti e valutazioni.
    Replica:
    Per piacere inserisci un commento
    Grazie per aver immmesso il tuo commento!
    Il commento verrà validato dai moderatori e poi pubblicato
    Grazie per aver immmesso il tuo commento!
    Il commento verrà validato dai moderatori e poi pubblicato
    Vai ad inizio pagina