L’immaginazione è una facoltà umana molto importante perché permette di ripensare al passato, prevedere il futuro, risolvere problemi, pianificare. Ma dire, a livello scientifico, cosa sia davvero questo potere straordinario e da dove nasca non è molto facile.
Visto che quando immaginiamo, di solito, visualizziamo immagini o suoni, la maggioranza della comunità scientifica pensa che la fantasia funzioni come una sorta di replay degli stimoli sensoriali: rievochiamo figure che abbiamo visto nella nostra vita, come una persona, un cavallo o un bosco, e le modifichiamo prendendo in prestito elementi di altre cose viste o udite.
Secondo alcune ricerche pionieristiche, però, sembrerebbe che l’immaginazione sia una facoltà più complessa di così. uno studio pubblicato su Neuron sostiene infatti che la fantasia nasca (anche) da funzioni cognitive di livello superiore rispetto alla memoria e all’associazione.
Se ci leggete da un po’ avete notato che i nuovi studi sul cervello umano usano sempre di più la tecnologia, ed è successo anche in questo caso. Infatti dei volontari sono stati sottoposti a compiti immaginativi mentre veniva eseguita su di loro una risonanza magnetica funzionale.
In una prima fase i volontari hanno dovuto immaginare dei “quadri”: un castello su una collina, la festa di compleanno di un bambino. In questo caso si attivavano due attività cerebrali: quella propriamente immaginativa e quella dedicata alla percezione. Perché sì, quando immaginiamo creiamo comunque una sorta di collage nuovo di immagini vecchie. Però queste due attività non si sovrapponevano nel luogo del cervello che si pensava, ma in un’area coinvolta nelle fasi più avanzate dei processi cognitivi. Vale a dire che l’immaginazione è una dote più complessa, più “alta” del previsto, la differenza che ci può essere tra creare un collage e dipingere un quadro (metafora nostra).
Il vero scarto, secondo gli autori dello studio, si verifica quando l’immaginazione smette di essere rievocazione e si trasforma in significato. Non si tratta solo di recuperare stimoli del passato ma di lavorare cognitivamente per dare loro un senso.
Lo studio a cui ci riferiamo è solo una base di partenza, perché è stato realizzato su pochi individui e appare ancora isolato. Sarà però interessante, nei prossimi anni, vedere dove questa intuizione porterà. Probabilmente gli scienziati del futuro terranno conto del fatto che la fantasia umana è molto più importante del previsto ed è una qualità che crea un abisso tra noi e gli altri animali.
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