Ci scrive Serena: "Mi è già capitato molte volte nella vita: sto con un uomo, magari un giorno non lo posso vedere e il giorno dopo penso a quanto amore sento per questa persona". La cosa da capire è che l’anima non ragiona come la mente. L’anima è discontinua. Il cervello adora questa discontinuità, perché gli permette di non fissarsi, di essere mobile, di lasciar emergere tutti i contenuti interni e in questo modo è più aperto, più creativo, più rapido nel risolvere i problemi. La discontinuità è una grande opportunità. Se invece la boicotti, se passi il tempo a farti mille domande o a dirti: "Ma così non vado bene, devo essere coerente, devo fare una scelta, se dico che lo amo, l'amore ci deve essere sempre, in ogni istante" e così via, finisci per andare in tilt. E metti in crisi proprio l'amore che volevi difendere!
Per questi motivi, un rapporto troppo stretto, un amore fusionale, è un rapporto pericoloso; uno con troppa distanza si perde. Se io e te creiamo una relazione in cui siamo sempre insieme, ci diciamo tutto, parliamo di tutto, il rapporto invece di semplificarsi si complica. Non ci sono più due identità, ma un'identità di coppia. Se la distanza invece è troppa, il rapporto non c’è più. Nel primo caso l'amore diventa una morte vivente: svanisce il mistero. Nel secondo caso c’è una distanza incolmabile, non ci si trova più. La partita dell'amore però è tutta dentro di te, non è nell’altro. L’altro è una buona occasione per stare con te stessa. Gli antichi greci difficilmente avrebbero detto: "Mi sono innamorata di Carlo". Piuttosto avrebbero affermato: "Afrodite, la dea dell’ amore, ha acceso il fuoco e siccome lei voleva raggiungere l'estasi ha chiamato me, perché la nostra affinità la faccia godere". E quindi accendevano i profumi ad Afrodite che adorava la mirra, il benzoino e il rosmarino che fiorisce davanti al mare, e in questo stato erotico gli amanti bruciavano con Afrodite. Era Afrodite l’evento, non loro.
Avere a fianco una persona amplifica le affinità, pur nella discontinuità. La domanda da farsi riguarda dunque sempre la propria immagine. Com’è la tua immagine? Con questa persona ti senti a casa? Ma devi sentirti a casa dentro di te: con lui, dentro di te. Allora la relazione d'amore diventa l’amplificazione di due individualità. Da cosa si capisce se è un buon amore? Dal fatto che io mi accorgo che scopro dentro di me poteri, saperi, azioni che si svolgono in modo semplice, naturale e che portano a compimento il mio percorso. L’amore fa nascere opportunità perché il cervello entra in uno stato erotico, creativo. Allora l’altro diventa l’immagine che amplifica la tua immagine.
Da dove nasce tutta questa tensione con il compagno? Elisabetta entra nei dettagli: “Io e Fabio stiamo insieme dai tempi della scuola ma nel corso della nostra relazione ci siamo lasciati e ripresi più volte, finché abbiamo deciso di riprovarci definitivamente, promettendoci sincerità assoluta. Dopo qualche anno lui, preso dai sensi di colpa, mi confessò tutte le sue esperienze passate entrando persino nei dettagli e ovviamente mi chiese di fare altrettanto… In parte gli dissi la verità, solo in parte però perché sapevo che non l’avrebbe presa bene e lì giurai il falso sui miei bambini. Adesso Fabio ha ricominciato con le domande e io, stufa di sentirmi ripetere sempre le stesse cose, ho ammesso che sono stata con altre persone: lui l’ha presa malissimo, soprattutto per il giuramento falso sui nostri figli. Il nostro rapporto è sempre stato complicato, non siamo mai riusciti a essere sinceri fino in fondo per paura di ferire l’altro e adesso lui non mi crede più…”
Esistono, e sono sempre esistite, relazioni contorte, ricche di pause, ripensamenti, estenuanti tira e molla: alcune storie non riescono ad evolvere ma i protagonisti, ostinati nel volerci "credere", proseguono all’infinito in un meccanismo logorante come nel caso di Elisabetta e Fabio. Il loro amore è scoppiato sui banchi di scuola ma, spinti forse dalla giovane età e dalla voglia di fare nuove esperienze, sono caduti in un circolo vizioso fatto di abbandoni e ritorni, senza mai dirsi addio definitivamente, come forse avrebbero dovuto fare: con le debite eccezioni, le relazioni che nascono sui banchi di scuola non sono destinate a durare… Ora, per l'ennesima volta hanno deciso di riprovarci, ma in questo caso promettendosi sincerità, sincerità, sincerità. Risultato: lui le ha "confessato" tutte le avventure del suo passato invitando Elisabetta a fare lo stesso. Inevitabilmente, la coppia si logora… Era davvero necessaria tutta questa sincerità?
A volte, non dirsi tutto è un segno di maturità: anzi, nelle relazioni un po' di mistero è un toccasana.Paradossalmente, i segreti li avevano tenuti uniti pur in un rapporto altalenante, mentre la confidenza non ha fatto altro che allontanarli. Non bisogna restare ancorati alle idee comuni che la società impone, in primo luogo al mito del "dirsi tutto": una coppia non funziona solo se regna la tranquillità, sono i partner a giocare la partita, a dettare le proprie regole e a stabilire i propri equilibri…