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    In un mondo che non ride, reimparare l’umorismo è fondamentale
    La risata apporta molti benefici al sistema corpo-mente. Purtroppo diversi fattori culturali e psicologici ostacolano questa reazione naturale.

    Si stima che i bambini ridano circa quattrocento volte al giorno e gli adulti quindici: non è impressionante? Questa riduzione delle risposte emotive immediate è normale quando si matura, e poi i bambini ridono per cose che non farebbero mai sbellicare chi ha vissuto di più. Purtroppo, però, queste quindici volte al giorno non sono garantite per tutti e molte persone non ricordano l’ultima volta che hanno fatto una bella risata.

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    Spiace constatare che alla base di questa carenza di umorismo ci sono anche fattori culturali. Vi racconto un’esperienza personale. Mio nonno, nato agli inizi del Novecento, ci teneva a essere percepito come un tipo serio. Il suo viso, tendenzialmente, era inespressivo o corrucciato. Persino mia nonna lo scherniva: “Fatti una risata ogni tanto!”. Lui non solo non l’ascoltava, ma assumeva espressioni buffissime nelle occasioni di divertimento: cercava con tutte le sue forze di trattenere la risata. Secondo lui, non era cosa da uomini.

    Ancor oggi alcune persone temono il riso perché, a loro parere, intaccherebbe l’impressione di autorevolezza o professionalità che vogliono dare. A forza di reprimersi, spesso non riescono più a ridere nemmeno nelle situazioni informali.

    Oltre ai fattori culturali ci sono anche quelli psicologici. Parliamo ad esempio della depressione, che erode la capacità di provare divertimento e piacere. Circa il 6% degli adulti e il 9% degli anziani sperimenta sintomi depressivi, secondo l’Istituto Superiore di Sanità. Numeri alti, ma evidentemente non si tratta solo di stati “clinici”: molte persone non depresse sono “semplicemente” stressate. Secondo alcune allarmanti stime, 8 italiani su 10 sperimentano lo stress. E quando il cervello è sovraccarico, la risata liberatoria diventa più difficile. Pare, a volte, di non avere nemmeno le forze per divertirsi.

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    Questo dovrebbe spingerci a mettere in seria discussione lo stile di vita che conduciamo e molti stanno iniziando a risvegliarsi in questo senso. È evidente che non viviamo in una società a misura d’uomo e secondo alcuni ricominciare a ridere potrebbe rappresentare un vero e proprio atto sovversivo.

    Secondo i medici ridere fa benissimo, in particolare contro lo stress. Quando ridiamo il cortisolo in circolo diminuisce e si rilasciano benefiche endorfine. Ridere sarebbe, addirittura, paragonabile a una forma di esercizio fisico, perché aumenta l’ossigenazione e migliora la salute cardiovascolare. Sembra infine che chi ride spesso sviluppi un sistema immunitario più forte.

    Un buon senso dell’umorismo, unito all’autoironia, aiuta in generale a preservare la salute psicologica. Chi è capace di scherzare persino sui propri problemi è una persona più resiliente e riesce a non farsi sopraffare dai momenti difficili.

    Ma cominciare a ricominciare a ridere a volte è difficile. Per questo c’è chi si è spinto a codificare una disciplina: lo yoga della risata. Attraverso la respirazione, il movimento e il vocalizzo il praticante si autoinduce la risata, che può rimanere artificiale o evolvere fino al gesto naturale. Probabilmente, più ci si stimola a ridere più si diventa in grado di reagire così anche nelle situazioni divertenti della vita quotidiana.

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