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    E se sentirsi smarriti nella vita fosse un buon segno?
    Avere dei dubbi su di sé e sul proprio percorso in età adulta è socialmente malvisto. Ma non si tratta di immaturità.

    Ci sono periodi in cui la sensazione dominante non è la tristezza, né l’ansia vera e propria. È qualcosa di più difficile da definire, una specie di disorientamento: ci si alza, si fanno le cose da fare, si continua ad andare avanti, ma con la percezione che la direzione non sia più così chiara.

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    Molte persone vivono questi momenti come un fallimento personale. Come se avere dubbi, sentirsi confusi o non sapere esattamente cosa voler fare significasse ritrovarsi indietro rispetto agli altri. In realtà lo smarrimento, almeno in alcune fasi della vita, è spesso meno anomalo di quanto sembri e, in certi casi, può persino essere un segnale utile.

    Infatti sentirsi completamente sicuri di sé e del proprio percorso, in modo costante e immutabile, non è necessariamente sinonimo di equilibrio. A volte significa semplicemente che non ci si sta più mettendo in discussione.

    Lo smarrimento compare spesso nei momenti di transizione, quando alcune certezze iniziano a perdere senso ma non è ancora chiaro cosa prenderà il loro posto. È una condizione scomoda perché costringe a stare in uno spazio intermedio, senza risposte definitive. Eppure è proprio lì che molte persone iniziano davvero a ridefinirsi.

    Uno studio pubblicato sul Journal of Constructivist Psychology ha osservato che le fasi di crisi identitaria e incertezza personale possono favorire processi profondi di riorganizzazione psicologica, soprattutto quando la persona riesce a tollerare temporaneamente la mancanza di direzione senza viverla immediatamente come un errore da correggere. Perciò il disorientamento non sempre indica che qualcosa si è rotto, ma a volte indica che qualcosa sta cambiando.

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    Il problema è che culturalmente abbiamo poca tolleranza per l’incertezza. Ci viene spesso trasmessa l’idea che una persona adulta debba sapere chi è, cosa vuole e dove sta andando. Chi appare confuso viene facilmente percepito come instabile o inconcludente. La realtà psicologica, però, è molto meno lineare.

    Le persone cambiano. Cambiano priorità, desideri, valori, modi di percepirsi. E quando una trasformazione interna è ancora in corso, è normale attraversare una fase in cui il vecchio non convince più ma il nuovo non è ancora definito.

    Molti cercano di uscire da questa sensazione il più rapidamente possibile. Riempiono il vuoto con decisioni impulsive, obiettivi presi in prestito, relazioni, routine rigide. Non tanto perché siano davvero convinti, ma perché il senso di smarrimento mette a disagio. Restare senza una narrativa chiara su sé stessi può fare paura, e il senso di confusione può essere esacerbato dai commenti distruttivi della gente.

    Alcuni studi psicologici suggeriscono che il vero asso nella manica per superare con successo questi momenti sia la pazienza. Una ricerca pubblicata nel 2024 su Frontiers in Psychology ha evidenziato che la capacità di tollerare l’incertezza è associata a una maggiore flessibilità psicologica e a livelli più alti di adattamento nei periodi di cambiamento personale.

    Questo non significa romanticizzare la confusione o fingere che stare male sia automaticamente “crescita”. Alcuni momenti di smarrimento possono essere molto faticosi e avere bisogno di supporto concreto. Però esiste una differenza importante tra l’essere persi e l’essere in trasformazione.

    Forse il punto è che ci aspettiamo dalla vita una linearità che raramente esiste davvero. Pensiamo che, raggiunta una certa età o una certa stabilità, dovremmo finalmente sentirci arrivati. Ma l’identità personale non è qualcosa che si costruisce una volta sola. A volte ci si perde un po’ proprio perché si sta smettendo di vivere dentro una versione di sé che non funziona più.

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     Commenti (3)
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    1. ada777, Napoli (Campania)
      Mi sento sempre più smarrita io
    2. dalia58, Pavia (Lombardia)
      Il problema è che, raggiunta una certa età, si indossa un abito, che ci può andare stratto; ma bisogna averlo addosso perché, durante la vita gia' trascorsa ci siamo costriti una serie di relazioni "affettive" [figli, amici, ecc] che non ci sentiamo di deludere mostrando un lato sinora nascosto della ns personalità.
      solemare_, Reggio Calabria (Calabria)
      D'accordo con te, infatti come descritto nell'articolo, siamo in continua trasformazione nelle varie fasi della vita e non è facile comportarsi diversamente da come ci hanno sempre visto gli altri che ci hanno "etichettato" in un certo modo. Ma diventiamo persone diverse e dovremmo riuscire a tirare fuori i nuovi lati della nostra personalità, fin'ora nascosti o sopiti o frutto dell'avanzare della vita. Purtroppo, siamo in una cultura in cui è dominante il bisogno di approvazione ed è più facile evitare discussioni mostrandosi come gli altri si aspettano ma questo genera disagio con noi stessi che abbiamo un amor proprio ed esigenza di esprimere e rispettare la nostra essenza, quello che veramente siamo in questo momento della vita.
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