Prima degli anni 2000 i social praticamente non esistevano; prima del 2008, quando è arrivato Facebook in Italia, la loro invadenza era molto contenuta. Oggi, invece, immaginare un mondo senza social network sembra impossibile. Chiunque ha un profilo, qualunque età abbia, chiunque si tiene in contatto con gli amici e condivide pezzi di sé online. Le notizie passano dai social prima ancora che dai telegiornali; le idee circolano; le pubblicità si muovono insieme ai link per gli acquisti e ai consigli di stile.
Questo non significa che manchino le voci critiche da parte di scienziati, sociologi, psicologi ma anche da parte di persone comuni, le quali si trovano a scrivere (paradossalmente sui social stessi) di stare pensando di cancellare il loro profilo. Un fenomeno in corso di indagine da parte degli scienziati è la “social media fatigue”, un misto di noia e vera e propria stanchezza che colpisce gli utenti troppo esposti alle tipiche dinamiche online.
Raramente però le persone che annunciano la loro cancellazione dai social se ne vanno realmente. Quelli che fanno “social media detox” di solito tornano dopo un po’, spesso dopo una sola settimana. I messi peggio sono i liberi professionisti, quelli che sul web ci lavorano: non solo gli influencer, ma anche coloro che promuovono la propria attività sulle piattaforme social. Queste persone si sentono senza via d’uscita: magari vorrebbero davvero staccarsi, smetterla di inseguire i like, smetterla di sforzarsi per creare contenuti giornalieri (cosa che è a tutti gli effetti un secondo lavoro) ma sentono di non potere: a meno che tutti i clienti improvvisamente non disertino i social, il professionista è sempre costretto a postare, per non rischiare di rimanere indietro. O almeno ne è convinto.
Ma come sarebbe la nostra vita se a un certo punto i social chiudessero i battenti? Se l’è chiesto Daniel Garcia del magazine Direzione Web e si è risposto così:
Tutti abbiamo amici che sentiamo poco o niente, ma dai quali ci fa piacere ricevere aggiornamenti tramite i post. Ogni tanto capita anche di scriversi in privato, fare qualche chiacchiera, scambiarsi un consiglio, augurarsi buon compleanno. Queste conoscenze sbiadirebbero inevitabilmente con la scomparsa dei social. I rapporti con gli amici più vicini, più veri, si modificherebbero in modo opposto diventando più stretti. Infatti, al netto dei messaggi privati che continuerebbero a sostituire il faccia a faccia per un po’, la mancanza di interazioni sui social network si farebbe comunque sentire sotto forma di desiderio di vita mondana “vera”.
Le persone, meno esposte alla comunicazione social, potrebbero fare fatica a conoscere eventi e associazioni a livello nazionale. Si rivolgerebbero di più alle loro comunità locali, informandosi e partecipando in modo spontaneo e diretto. Favorite dall’assenza dei social, le iniziative culturali dal vivo rifiorirebbero.
I social connettono gente di tutto il mondo, ma purtroppo alzano esponenzialmente il confronto e la competizione. Ridurre questa dimensione e riportarla al naturale confronto tra persone vicine potrebbe avere un impatto enormemente positivo sulla salute mentale degli individui.
Più radio, più TV, più giornali… più spot tradizionali, più cartelloni per le strade, più passa parola. L’informazione e la pubblicità, senza social, tornerebbero come una volta. Non che i mezzi tradizionali siano spariti ad oggi, ma così vivrebbero un nuovo periodo di gloria.
Siete d’accordo con Garcia sui possibili effetti di questa sparizione? Vi piacerebbe se i social network smettessero di esistere oppure vi mancherebbero?
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