Di dipendenza affettiva si parla moltissimo, ma pochi sanno che esiste anche il suo contrario. È quello che alcuni psicologi chiamano controdipendenza (counterdependency), che è il bisogno eccessivo di essere autonomi, cavandosela sempre da soli.
L'autonomia è generalmente considerata una qualità, ma va capito se è reale oppure una forma di difesa. Le persone caratterizzate dalla controdipendenza a prima vista possono sembrare molto sicure di sé; il difetto è che possono vivere la vicinanza emotiva con una certa diffidenza.
Essere controdipendenti infatti non consiste nel desiderare solo un po' di spazio all'interno della coppia: tutti, in misura diversa, hanno bisogno di momenti di autonomia. La differenza è che chi presenta questi tratti tende a vivere l'intimità come qualcosa di potenzialmente rischioso.
La persona può convincersi di non avere bisogno di nessuno e interpretare ogni forma di dipendenza reciproca come una perdita di libertà. Può avere anche il terrore di mostrarsi vulnerabile. Spesso desidera avere un partner, ma quando il rapporto diventa più profondo inizia a prendere le distanze.
Da cosa può nascere la controdipendenza? Come sempre quando si tratta di psicologia, non esiste una sola spiegazione.
Secondo la teoria dell'attaccamento di Bowlby, le prime esperienze relazionali influenzano il modo in cui si vive la vicinanza. Le persone cresciute in un clima di trascuratezza emotiva o in contesti imprevedibili potrebbero aver imparato che affidarsi agli altri è rischioso. Così, da adulte, cercano di non chiedere mai aiuto, nemmeno quando soffrono.
Da cosa si capisce se è presente una controdipendenza? È possibile tenere conto di alcuni segnali frequenti:
Dietro questa apparente autosufficienza può nascondersi il timore di essere delusi, controllati o rifiutati.
Per affrontare la controdipendenza, non eliminandola ma ammorbidendola, il primo passo è distinguere l'autonomia dalla chiusura emotiva. Prendere coscienza di cosa è giusto tenere per sé e cosa sarebbe meglio condividere può orientare le scelte future.
Sempre riguardo alla presa di coscienza, è importante osservare le proprie reazioni. Quando un altro si avvicina emotivamente, si prova piacere oppure il primo impulso è quello di allontanarsi? Quando si riceve un aiuto ci si sente sollevati oppure in debito? Domande di questo tipo possono aiutare a riconoscere schemi che spesso agiscono in modo automatico.
Ciò che aiuta a stare meglio è imparare piano piano a tollerare piccole forme di vulnerabilità. Condividere una preoccupazione, chiedere un favore o ammettere di attraversare un momento difficile sono gesti semplici, ma per alcune persone rappresentano un cambiamento importante. Andare da zero a cento non sarà possibile, ma dai gusci si esce a piccoli passi.
È sempre importante tenere a mente che la controdipendenza non coincide con la forza: a volte chiedere aiuto è la vera forza.
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