Il concetto di resilienza non è affatto nuovo: già molti secoli fa gli stoici parlavano dell’importanza di sviluppare la forza psicologica necessaria per superare le difficoltà della vita. Secondo loro a disturbare non sono tanto gli eventi, quanto il giudizio che diamo degli stessi. In altre parole, modificando il nostro modo di vedere il mondo potremo autoinfluenzarci positivamente, a prescindere da quello che ci accadrà. Per esempio, essere licenziati è di per sé una cosa negativa, ma se questo evento permette di cercare un posto di lavoro migliore si trasforma automaticamente in un’occasione positiva. È solo il modo in cui guardiamo all’evento che ci porta a considerarlo positivo o negativo ed è sul nostro sguardo che possiamo intervenire per migliorare subito la nostra vita.
Ecco 3 preziosi consigli degli stoici che possiamo iniziare a seguire oggi stesso per ritrovarci più resilienti e più forti:
L’imperatore stoico Marco Aurelio suggeriva di allenarsi sempre a pensare al peggio: “Inizia ogni giorno dicendoti: oggi incontrerò interferenze, ingratitudine, insolenza, slealtà, indisponibilità ed egoismo…”. Perché questo consiglio che sembra incoraggiare al pessimismo? Perché quando ci approcciamo al mondo lo facciamo di solito con un pesante carico di aspettative, che rischiano di restare deluse generando frustrazione e tristezza. Se invece iniziamo la giornata senza aspettative, o addirittura aspettandoci il peggio, ogni evento neutro o positivo sarà salutato con gioia.
Pensare al peggio non significa essere pessimisti, come sottoscrivere un’assicurazione sulla vita non significa aspettarsi di morire presto: si tratta di un modo di prepararsi a fronteggiare le avversità, senza precludersi l’idea che invece qualcosa di positivo potrebbe accadere.
Quando siamo troppo ottimisti rischiamo di cadere nel cosiddetto ottimismo tossico che genera aspettative molto alte, frustrate le quali è facile cadere nella depressione e nell’esaurimento. Adottare un pensiero più “negativo” non significa vedere la tempesta in un bicchiere d’acqua e nemmeno arrovellarsi nell’angoscia, ma prepararsi anche al peggiore degli scenari in modo da avere sempre il pieno controllo su di sé e sulle proprie reazioni.
Applicare la clausola di riserva significa aspettarsi qualcosa con l’aggiunta della classica formula “se Dio vuole” (“se il fato lo permette”), come suggeriva il filosofo stoico Epitteto. Pensare così significa riconoscere che una gran parte della realtà sfugge al nostro controllo e che non possiamo avere piena voce in capitolo su ciò che ci accade.
Quando applichiamo la clausola di riserva implicitamente riconosciamo che, qualora le cose vadano male, non sarà interamente colpa nostra. In questo modo la nostra autostima viene preservata.
Applicare la clausola di riserva è una buona abitudine e non rappresenta affatto una scusa per non provare a raggiungere gli obiettivi personali. Il suo significato più profondo è che noi abbiamo il controllo su ciò che facciamo, ma non necessariamente sulla risposta che ci darà il mondo: abbiamo potere sulla nostra preparazione ma non possiamo decidere il risultato di un esame. Seneca diceva: “Gli inizi sono nelle nostre mani, ma la fortuna determina il risultato e questo non ha il potere di cambiare il mio verdetto su di me”.
Il messaggio è: facciamo tutto ciò che possiamo, ma restiamo consapevoli che la realtà è più complessa di quanto possiamo controllare. Non lasciamo che la nostra autostima crolli di fronte a un risultato non all’altezza della nostra preparazione e del nostro sforzo.
Marco Aurelio sosteneva che se il nostro pensiero fosse in grado di abbracciare il mondo intero ci renderemmo conto di quanto insignificanti siano le nostre ansie. Gli stoici suggeriscono di mettere i nostri problemi in prospettiva, immaginando di vederci dall’alto e da lontano e rendendoci conto della piccolezza dei dilemmi quotidiani, che mentre li viviamo ci sembrano così grandi.
Secondo lo psicologo Daniel Kahneman molti di noi cadono nella cosiddetta “illusione della messa a fuoco”: Se guardato nella giusta prospettiva, sostiene, nessuno dei nostri problemi è tanto grande quanto lo immaginiamo.
Dunque sia secondo lo stoicismo sia secondo la psicologia guardare i problemi in prospettiva permette di acquisire forza mentale e resilienza, qualità utili a fronteggiare anche la più grande delle pressioni.