È probabile che, leggendo contenuti dedicati al benessere e alla produttività, abbiate trovato la parola dopamina. Spesso è descritta sinteticamente come "l'ormone del piacere" ed è considerata responsabile di molti problemi: scelte sbagliate, dipendenze. Quanto è vero?
Va detto per prima cosa che la dopamina non è un ormone, almeno quando svolge la sua funzione nel cervello, ma è soprattutto un neurotrasmettitore, cioè una sostanza che permette ai neuroni di comunicare tra loro.
Molti divulgatori descrivono la dopamina come un “motivante” a compiere azioni gratificanti quali mangiare o fare sesso, ma anche cose più pericolose come bere, fumare, assumere droghe. In realtà questo neurotrasmettitore partecipa anche a processi importanti come il movimento, la motivazione e l’attenzione. Insomma, “l’ormone del piacere” è un modo di intendere un po’ sbagliato e un po’ riduttivo.
L’influenza che la dopamina ha sul cervello è stata studiata dal neuroscienziato Wolfram Schultz. Le sue ricerche hanno mostrato che questo neurotrasmettitore sembra coinvolto soprattutto nel modo in cui il cervello apprende dalle ricompense e dagli errori di previsione. Quando accade qualcosa di migliore del previsto, alcuni circuiti dopaminergici aumentano la loro attività. Se invece il risultato è peggiore delle aspettative, l'attività diminuisce. Questo aiuta il cervello ad aggiornare continuamente le proprie previsioni sul mondo. Quindi sì, la dimensione del piacere è centrale, ma il piacere è in effetti una guida per imparare dall’esperienza.
Da dove nasce, allora, l'idea che la dopamina ci faccia prendere cattive decisioni? Probabilmente dal fatto che questo sistema entra in gioco anche nelle ricompense immediate. Se c’è qualcosa di buono in tavola potremmo abbuffarci, se vinciamo una scommessa potremmo giocare ancora e perdere soldi, e così via.
Ma sarebbe scorretto dire che la dopamina "ci costringe" a cercare queste ricompense rischiose. Le decisioni umane dipendono da molti fattori: memoria, emozioni, contesto, abitudini, autocontrollo, esperienze passate e funzionamento di numerose aree cerebrali. Potremmo immaginare la dopamina come uno degli attori della storia, non il regista.
Ultimamente alcuni influencer parlano di "detox della dopamina", come prima si parlava di detox alimentare. Questo concetto, però, nasce da un equivoco antiscientifico. Infatti, non è possibile azzerare la dopamina per qualche giorno e poi "riaccenderla": il cervello ne ha continuamente bisogno per svolgere funzioni essenziali! Allenarsi a tenere gli impulsi sotto controllo, per esempio usando meno lo smartphone, fa bene ma la presunta disintossicazione dalla dopamina non è reale.
Tutto ciò che abbiamo spiegato non significa che la dopamina sia irrilevante nei comportamenti problematici. È pur vero che i circuiti dopaminergici sono coinvolti nello sviluppo e nel mantenimento di molte forme di dipendenza; solo, sarebbe un errore attribuire tutto a una singola molecola. Per spiegare le dipendenze occorre tirare in ballo anche fattori biologici, psicologici, sociali e ambientali.
Quindi, per rispondere alla domanda iniziale, non è scientificamente corretto dire che la dopamina ci spinga a comportamenti sbagliati. Peccato, perché se la spiegazione fosse così semplice molte dipendenze potrebbero essere risolte, ad esempio con un farmaco specifico. Invece smettere di fumare, di abbuffarsi, di giocare, di adottare comportamenti sessuali rischiosi, di usare droghe è tremendamente difficile e richiede un’azione a tutto tondo.
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